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Nomine nelle partecipate, scontro Lambertucci Deidda

“A ben guardare i criteri che ci vengono stasera proposti, verrebbe da dire che dietro una ‘apparente trasparenza’ si cela l’individuazione di criteri utili a premiare anche in assenza di competenza, a nominare gli ‘amici fidati’ che rispondono a logiche di ‘partito’ e non certo alla costruzione del ‘bene comune’. E infine, a stabilire norme in cui il sindaco può fare e disfare a suo piacimento senza rendere conto a nessuno: non alla giunta, non al consiglio e tantomeno ai cittadini”. Queste le parole di Alessandro Lambertucci, capogruppo d’opposizione a Santa Croce sull’Arno, nella disamina giuridica dei criteri individuati dai regolamenti del Consiglio per la nomina di rappresentanti del Comune nelle aziende partecipate. Una disamina, questa, che come ha specificato Lambertucci, non voleva essere riferita all’operato di Deidda ma è di carattere generale. D’altra parte, Lambertucci è uomo di giurisprudenza e forse l’argomento l’ha appassionato anche professionalmente. Sta di fatto che queste parole non sono per niente piaciute alla sindaco e hanno acceso un consiglio comunale lungo e faticoso, quello di ieri mercoledì 24 luglio, durato 4 ore e con momenti di tensione e toni accesi tra maggioranza e opposizione.

Gli animi si sono scaldati particolarmente discutendo del punto numero 6 all’ordine del giorno: indirizzi per la nomina, designazione e revoca di rappresentanti del comune presso enti e aziende e istituzioni. La lista di opposizione Lambertucci sindaco ha presentato degli emendamenti all’articolo 6 che la maggioranza ha rifiutato sulla base dei “presupposti con cui la richiesta è stata presentata e non sui contenuti”, ha detto il sindaco Giulia Deidda in consiglio comunale.
Il testo oggetto di discussione specifica i requisiti generali che i rappresentanti che verranno nominati dovranno possedere come moralità pubblica e competenza nel settore della nomina e poi distingue in due tipi di nomine: quelle in cui è richiesta una competenza tecnica e quelle, invece, in cui non è richiesta. Nelle prime, la nomina dovrà avvenire dopo la presentazione dei cv a cui seguirà una valutazione comparativa. Per le nomine in cui non sono richieste capacità tecniche, invece, il testo recita: “Il sindaco non è tenuto a dar conto dei criteri seguiti, nella sua autonomia”. Sta proprio qui il punto degli emendamenti presentati da Alessandro Lambertucci e dal suo gruppo: “Noi chiediamo – ha detto Lambertucci in consiglio comunale – che ogni qualvolta si presentasse l’occasione di una nomina, che la norma lo preveda o meno, basterebbe bandire una manifestazione d’interessi pubblica accompagnata dalla necessaria presentazione di un curriculum. Così facendo ogni cittadino verrebbe a conoscenza della possibilità di nomina e allo stesso tempo potrebbe avanzare la propria candidatura”. Secondo Lambertucci dei principi di nomina che demandano alla totale autonomia del sindaco potrebbero essere rischiosi, a prescindere da chi sia il sindaco. In seguito, dopo la risposta di Deidda, ha precisato di aver “parlato in maniera astratta delle funzioni del sindaco e non del sindaco Deidda. Non delle nomine passate che il sindaco di Santa Croce ha fatto, ma dei rischi che norme di questo tipo possono comportare. Non ho detto che lei – ha continuato rivolgendosi a Deidda – ha favorito o favorirà qualcuno. Sto parlando a livello teorico: queste norme non danno chiarezza dei criteri seguiti per la scelta delle persone, non c’è trasparenza. Nessuno ha mai detto che lei o la sua giunta favoriscano qualcuno”.
“Gli emendamenti partono da un presupposto che io non ritengo ammissibile in un consiglio comunale – esordisce così il sindaco Giulia Deidda, in risposta a Lambertucci -. Addirittura, parlare di ‘amici di amici’. Su questi presupposti io non discuto: forse è passibile anche di denuncia la dichiarazione di Lambertucci”. Poi ha elencato le nomine che lei da sindaco ha fatto, a dimostrazione del fatto che le norme non sono state utilizzate impropriamente. “Sentirmi dire ‘amici fidati’ è inaccettabile. Quindi la maggioranza non accetta e non prende in considerazione gli emendamenti proprio per il presupposto da cui parte la richiesta”.

Giuseppe Zagaria

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