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L’orologio distrutto dalle bombe tornerà al Santuario foto

“Sarebbe bello tornare a guardare l’orologio”. Chissà quante volte questa frase è stata pronunciata dalla piazza davanti il santuario di Maria Madre della Divina Grazia, con gli occhi rivolti al cielo sopra San Romano di Montopoli Valdarno. E chissà quante altre volte, tra amici, per ormai 5 generazioni, ci si sarà chiesti come sarebbe stata quella facciata se non ci fosse stata la guerra.

Ecco, chiunque almeno una volta ha espresso il desiderio di vedere quella facciata con l’orologio a colori e non nel bianco e nero di una vecchia foto, ora può fare qualcosa. Da un’idea di Sergio Fasano, con l’impegno di Francesco Mosti e il coinvolgimento del gruppo Facebook Sei Sanromanese, il santuario potrebbe tornare ad avere l’orologio, riempiendo quell’oblò sulla parte più alta della facciata. I due sanromanesi stanno realizzando delle magliette, che serviranno a finanziare il progetto e altre iniziative sono ancora in fase di organizzazione. “Ci piacerebbe – spiega Fasano – (dopo aver chiesto il permesso ai frati) di poter fare una cena, magari in convento, in occasione della quale poter vendere le magliette ai partecipanti e sommare il ricavato tra cena e magliette
e donarlo alla fraternità francescana per poter finalmente riavere l’orologio sulla facciata della nostra amatissima Chiesa”.
L’ordine dei frati minori, che risiede ininterrottamente nel convento dal 1517, è ovviamente felice dell’iniziativa e per questo i frati si sono offerti di aprire le porte del santuario. Più volte, negli anni, si è pensato di rimettere l’orologio sulla facciata, ma anche che quei soldi potevano essere spesi per fare altro. E che, magari, l’occasione sarebbe arrivata. E allora eccola: una piazza virtuale nata per condividere ricordi e tenere viva la memoria che quella parte di memoria la vuole recuperare. Per poter indicare quell’orologio e ricordare la storia di quel luogo e della gente che c’è cresciuta intorno. Per ricordare che la guerra, sempre e qualunque, lascia un segno. E che basta poco per ciascuno se si è in tanti ad avere grandi sogni. 
La storia
Quel sito è luogo fortemente identificativo per i sanromanesi. Ma lo è da secoli per un territorio molto più ampio. E’, infatti, luogo di devozione mariana fin dall’inizio del Cinquecento, tanto da essere ingrandito per accogliere un numero crescente di fedeli. Durante la seconda guerra mondiale, una parte del convento fu requisita per farne alloggio di prigionieri di guerra prima e dei malati dell’ospedale di Pontedera poi. I frati strinsero i propri spazi, ma mai abbandonarono il convento o la loro funzione di accoglienza e servizio verso gli altri.
Tra luglio e agosto 1944 i bombardamenti distrussero il campanile e tutta la parte absidale, compresa la parte che conteneva l’orologio.

 

Elisa Venturi 

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