Eric, madre a medico legale: “Poteva essere salvato”

“Mio figlio poteva essere salvato”. Questo il dubbio che affligge Carmen De Caro, la madre di Eric Sanfilippo, il giovane di Marti che nel mese di maggio è stato trovato morto in un cassonetto dell’immondizia a Londra. Un dubbio che si impone come un macigno, che fa pensare che le cose sarebbero potute andare diversamente. Che si sarebbe potuta evitare la tragedia. Ma è anche un dubbio che apre le porte a nuove piste investigative per gli ufficiali inglesi che si stanno occupando del caso e che potrebbe portare a nuovi capi di imputazione. 

“Non l’hanno aiutato quando ne aveva bisogno”. Sarebbero queste, secondo la stampa londinese, le parole pronunciate da Carmen De Caro di fronte al medico legale. I riflettori degli inquirenti, intanto, sarebbero ancora puntati su Gerardo Rossi, il 52enne italiano che abitava in Tollington road, a pochi metri dal ritrovamento del cadavere. Rossi avrebbe ammesso di aver intralciato il corso della giustizia e sarebbe dovuto comparire davanti alla corte per l’udienza preliminare il 7 novembre. Appuntamento poi rinviato per sentire prima il parere del medico legale per cui era prevista l’udienza il giorno dopo, venerdì 8. Durante il colloquio con la corte sarebbe emersa anche una terza persona, una donna, probabilmente la compagna di Gerardo Rossi, che si trovava insieme a Eric nella casa in Tollington road.
Dopo aver visto che il ragazzo di Marti stava accusando gli effetti del mix letale di alcol e droga, Rossi avrebbe detto alla donna di “dargli dei colpetti per farlo riprendere”. La versione però non ha convinto la madre di Eric che è rimasta dell’idea che non sia stato fatto il possibile per salvarlo e che, per evitare guai, qualcuno abbia nascosto il cadavere. Ipotesi, questa, che se venisse presa in considerazione dagli inquirenti potrebbe portare a un nuovo capo d’accusa, ben più grave dell’intralcio alle indagini, cioè l’omissione di soccorso, che nel codice penale inglese prevede una pena massima fino a 5 anni di reclusione. Non è un caso, infatti, che il primo capo d’accusa che pendeva inizialmente su Rossi fosse proprio quello di aver impedito una sepoltura decente del cadavere (occultamento di cadavere, per il codice penale italiano), salvo poi abbandonare questa pista in favore dell’intralcio al corso della giustizia.
Dall’aula sarebbe emerso anche che Sanfilippo in passato aveva avuto problemi di dipendenza dalla droga e che era tornato in Italia per disintossicarsi. È proprio questo breve intervallo dalla vita londinese del giovane che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire. “Quando è tornato era agitato – ha detto Carmen De Caro, la madre del 23enne – Mi ha raccontato di essere stato derubato e di aver subito un’aggressione. Si sentiva costantemente seguito”. Un sentimento di insicurezza e pericolo, quindi, che Eric avrebbe nelle settimane prima di morire. Non è chiaro, però, quando e da chi avrebbe subito aggressioni: “So solo questo – ha continuato De Caro -, non mi ha raccontato altro”.
Secondo quanto riporta, poi, l’Islington Tribune, dagli esami tossicologici effettuati sul corpo sarebbero stati trovati alcol, cocaina ed eroina nel sangue di Eric e questo mix letale avrebbe causato la morte. Più precisamente, il “recente periodo di astinenza, poi il ritorno a fare uso di droga ha provocato l’overdose accidentale” che sarebbe stata fatale. Un errore di misurazione, un dosaggio di troppo che non ha lasciato scampo.
Le indagini, insomma, proseguono a piccoli passi, ma i punti su cui far luce sono ancora molti. Resta da chiarire quali fossero i rapporti tra Eric e Gerardo Rossi e il ruolo della terza persona, la donna che al momento non risulta essere coinvolta in nessun modo nel processo. Così come non è chiaro se le aggressioni di cui Eric aveva fatto confidenza alla madre possono essere rilevanti e collegate alla sua morte. Ma soprattutto, resta il mistero del cassonetto: secondo quanto riportato da alcuni testimoni nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere, il cassonetto era diverso da quelli del quartiere di Islington. Questo aveva fatto pensare, in un primo momento, che la morte del giovane fosse avvenuta in un quartiere diverso da quello in cui poi è stato ritrovato. Cioè che qualcuno avesse spostato il cassonetto, visto che è dotato di ruote. Tuttavia, l’udienza dell’8 novembre smentisce questa ipotesi e avalla, invece, l’alternativa per cui la morte di Eric si sarebbe consumata proprio in casa di Rossi, a pochi metri di distanza dal ritrovamento del corpo. Il tentativo di far luce sulle ultime ore di Eric, insomma, pone nuovi interrogativi e zone d’ombra a cui saranno gli inquirenti a rispondere.

Giuseppe Zagaria

 

 

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