“Pessime condizioni igienico ambientali”, chiusa tintoria di pelli a Empoli foto

Arpat ha suggerito il ripristino dei luoghi e anche "la necessità di indagini ambientali per verificare lo stato di contaminazione"

Materie prime a terra insieme ai rifiuti, sporcizia e fango ovunque, attrezzature in stato di abbandono. E’ quanto si sono trovati davanti i tecnici di Arpat e i carabinieri forestali della stazione di Empoli impegnati in un servizio ispettivo in una tintoria di pelli di coniglio di Empoli fatta insieme a Comune di Empoli, Azienda Usl e polizia municipale. L’attività è stata chiusa per “Pessime condizioni igienico ambientali rilevate durante il sopralluogo”.

Stando alla relazione Arpat, infatti, i tecnici si sono trovati davanti “materie prime e rifiuti per terra, tenuti alla rinfusa e mescolati tra loro, pareti e pavimenti imbrattati, reflui della lavorazione della pelle direttamente sversati sul pavimento con griglia di raccolta ricolma e ostruita, rifiuti in precarie condizioni strutturali e visibilmente corrosa la vasca interrata per la raccolta delle acque di scarico produttivo, il pavimento del locale bottali ricoperto da una spessa coltre di fango scuro derivante dall’attività, sporcizia, segatura, fanghiglia e reflui in tutti i locali di lavorazione e, disperso sul pavimento, il contenuto di sacchi deteriorati, contenenti alcune materie prime inutilizzate da anni (ossidate o essiccate)”. Poi macchinari, attrezzature, banconi, frigoriferi in stato di abbandono, materiali vari, contenitori, sacchi, ritagli di pellame tenuti alla rinfusa e nella più totale confusione.

I rifiuti, secondo quanto riferito, erano tenuti alla rinfusa, non suddivisi per categorie omogenee. Dalla documentazione acquisita sul posto, inoltre, è risultato che il 17 gennaio 2020 è stato regolarmente allontanato il refluo derivante dall’attività di bottalatura e dal dicembre 2016 non sono più stati allontanati gli altri rifiuti.

“Anche all’esterno dell’edificio – spiega Arpat – c’erano ulteriori rifiuti abbandonati e depositati in maniera incontrollata, a diretto contatto con il suolo ed esposti alle intemperie, tra cui contenitori vuoti in plastica di prodotti chimici, bancali in legno, un serbatoio di metallo, carta e cartone, cassette di plastica, tutti riconducibili alla lavorazione e pertanto anch’essi classificabili come rifiuti speciali.

Le polveri e i vapori derivanti dalla lavorazione si disperdevano all’interno dei locali di lavoro ed all’esterno attraverso le porte e le finestre in quanto il sistema di captazione del locale rifinitura era privo di abbattimento e veniva condottato all’interno del locale sotterraneo anziché all’esterno, la cappa di aspirazione presente nel locale adibito alla preparazione delle miscele non funzionava ed era collegata ad un impianto di filtrazione di abbattimento delle polveri in disuso, arrugginito e ricoperto da rovi e folta vegetazione.
Pur essendo la ditta autorizzata alle emissioni in atmosfera, queste risultavano tutte in disuso e con gli impianti di abbattimento deteriorati e non funzionanti. Le suddette emissioni risultavano anche sprovviste di accessi in sicurezza per raggiungere i vari punti di prelievo posti sui camini. Il titolare della ditta ha dichiarato che da anni non venivano effettuati gli autocontrolli alle emissioni in atmosfera.

Le acque reflue produttive risultavano sversate sul pavimento e stoccate in manufatti inidonei, non a tenuta. Lo stato di degrado e deterioramento di parti delle strutture prefabbricate lasciava filtrare le acque meteoriche sul pavimento sporco dei locali.

L’esito degli accertamenti è stato riferito agli enti ed autorità competenti evidenziando anche la necessità di chiedere al titolare della ditta di effettuare indagini ambientali per verificare lo stato di contaminazione del suolo e delle acque sotterranee una volta provveduto alla rimozione delle criticità rilevate ed alla ripulitura e ripristino dei luoghi”.

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