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Una sola paniera a Santa Maria a Monte, la portano i sacerdoti

Sarà una festa solo religiosa, l'omaggio 2020 alla beata Diana. La ricerca da noi sollecitata ha portato a scoprire un precedente

“Rimarrà l’amaro in bocca, non si ricorda una Pasqua senza le Paniere”. Anno bisesto anno funesto, dicono i proverbi. E dal punto di vista delle celebrazioni religiose a Santa Maria a Monte, paese devoto alla ‘sua’ Diana Giuntini, Beata a furor di popolo e mai pienamente riconosciuta, la saggezza popolare è quanto mai azzeccata. Per la prima volta da che si ricordi, infatti, l’emergenza covid 19 si porterà via tutti i festeggiamenti della Pasqua, che nella ‘fiorita collina tosca’ di carducciana memoria significa una cosa su tutte: niente Processione delle Paniere.

Storia di un rito eccezionale
Il particolarissimo rito, legato alla venerazione della patrona vissuta fra XIII e XIV secolo, che vede ogni lunedì di Pasqua le giovani del paese e i loro cavalieri portare ceste stracolme di fiori dalla base della collina alla Collegiata, è senza dubbio il rito che più di tutti caratterizza questo pezzo di Toscana, dove la religiosità e le cerimonie raramente hanno a che fare con quella espressione floreale, più tipica dei paesi del Meridione, di altre del Mediterraneo o addirittura dell’America Latina. Un legame, quello fra la ‘beata’ santamariammontese e i fiori, come anche quello fra la parte bassa del paese e la vetta, fissato in quella tradizione che a partire dalle agiografie del XV secolo ha raccontato del celebre miracolo della Beata: la trasformazione del pane, che Diana portava nel grembiule ai poveri del paese in sfida alle leggi vigenti, in rose e fiori. La salma, vuole tradizione (smentita però da alcune fonti) per molti anni fu tenuta in una zona dell’attuale località di Ponticelli, sede un tempo di un abbazia dedicata a San Dalmazio. Di qui un evento annuale pressoché unico nel suo genere, che da sempra attira curiosi e fedeli nella ‘chiocciola’ muraria dell’antico borgo.

Un anno senza Paniere
“Senza le Paniere, a Santa Maria a Monte, è come avere una Pasqua monca – dice Alberto Fausto Vanni, da sempre cultore delle cronache santamariammontesi con l’associazione Storie Locali –. I primi riferimenti all’esistenza di un rito verso questa pia donna, mai riconosciuta fino in fondo dalla Chiesa Cattolica se non a seguito di una devozione incredibile della comunità di Santa Maria a Monte, è in uno statuto della fine del XIV secolo. La processione è sempre stata una cosa molto sentita, che anche in tempi recenti, in questo secolo, compresi i tempi dei grandi conflitti politici, riusciva a riunificare davvero tutto il paese. Un rito che affonda davvero le radici nella storia del paese, basti pensare che in parrocchia, fra le vestizioni storiche da cerimonia del passato, è conservato anche paramento di fine ‘700 dedicato proprio alla Beata Diana”.

“Fra coloro che hanno sempre dimostrato un profondo rispetto e devozione per questa figura – ricorda ancora Vanni – dobbiamo sicuramente citare don Lelio Mannari, parroco dal ’59 all’81”. Del 2000, anche grazie alla concessione della parrocchia, il primo studio sul corpo, effettuato all’Università di Pisa.

Il primo ‘stop’ da quando si ricorda: o almeno dal ‘44
Si deve probabilmente alla Seconda Guerra Mondiale l’ultima ‘pausa’ della processione delle Paniere, che assunse questa forma liturgica, fatta di enormi ceste preparate dai vari quartieri e nobili famiglie del paese e che nascondevano l’olio per i lumi della chiesa da portare in Collegiata, probabilmente nella metà dell’800. Un dubbio che è venuto a molti proprio in questi giorni in cui si è resa necessaria prendere la dolorosa decisione di interrompere, per sciogliere il quale è venuta in soccorso una ricerca effettuata negli archivi della parrocchia su iniziativa de ilCuoioindiretta.it. A dare una prova della sospensione della cerimonia nel lontano ’44, in piena guerra, è stato uno sguardo al ‘libro dei conti’ della Parrocchia.

Infatti, se per gli anni dal 1940 al 1943 fra le entrate si menzionavano quelle derivate dalla Festa e dalle Processioni – ricordiamoci che oltre alla Processione del Lunedì dell’Angelo c’è anche quella meno nota ‘dei ceri’ del Martedì dopo Pasqua – nell’anno 1944 l’entrata per le Processioni non viene riportata dall’allora proposto monsignor Ghizzoni. Al suo posto, si legge ‘Entrate per lo scoprimento straordinario della Beata nel settembre 1943’. L’eccezionale svelamento delle sacre spoglie mortali della Beata – previsto solamente nei giorni delle festività a Lei dedicate – è sicuramente da mettersi in relazione al drammatico bombardamento di Pisa che, provocando un migliaio di vittime tra i civili, si registrò il 31 agosto 1943. Bombardamenti che colpirono anche la Collegiata: fra le uscite del 1944 il registro riporta infatti Diminuzione per i soldi dispersi in occasione dei bombardamenti. Ecco allora che questi tragici eventi, connessi con l’attestazione della linea Gotica sul fiume Arno già prima dell’estate del 1944, fecero sì che venisse presa la decisione di non svolgere la Processione, anche se poi la Festa religiosa venne celebrata: fra le uscite, infatti, si ricordano tutta una serie di voci, come quella destinata all’organista e a chi preparava l’altare per la Messa.

Un solo ‘neo’, perché in seguito, dal 1945, la Processione delle Paniere ha sempre seguito il suo naturale svolgimento, almeno fino ad oggi.

I festeggiamenti ai tempi del Coronavirus
Le celebrazioni avverrano su Facebook, come già si svolgono in questi giorni attraverso dirette dalla pagina ‘Unità Pastorale di Santa Maria a Monte, Cerretti, Montecalvoli, San Donato’ (qui). Saranno i sacerdoti a portare una paniera di fiori davanti all’urna della Beata e un cero il giorno dopo, a nome di tutta la comunità. Lunedì mattina il vescovo celebrerà la santa messa solenne.

“Vivremo la Pasqua e la festa della Beata Diana innanzitutto nelle nostre case – spiegano don Bruno Meini e don Simone Meini, parroco e viceparroco -. Potremo riscoprire l’ascolto della Parola di Dio e la ricchezza dei simboli della liturgia, ‘celebrati’ in casa, diventata piccola Chiesa domestica. Saranno le nostre abitazioni il vero tempio in cui celebrare, come nelle case degli Ebrei nella Pasqua dell’Esodo e dei primi cristiani di 20 secoli fa”.

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