Querelle rifiuti, Lambertucci: “Mi hanno aperto il portone. Non capisco tanto livore”

"Sarebbe opportuno che il sindaco prendesse pubblicamente le distanze da un contegno così improntato all’intimidazione"

“Nella denuncia del 17 maggio, non ho fatto nomi né riferimento a persone di una etnia anziché di un’altra: niente di tutto questo. Ho solo riferito quanto visto personalmente per strada e ho raccolto l’invito e la protesta di un cittadino che, con le chiavi in suo possesso, mi ha aperto il portone del condominio e mi ha rappresentato l’esasperazione derivante dal dover convivere con una situazione di evidente disagio e, almeno potenzialmente, pericolosa per la salute degli altri abitanti dell’edificio”. Lo sottolinea il consigliere comunale Alessandro Lambertucci, che si sente attaccato da alcuni membri dell’associazione Cossan di Santa Croce sull’Arno.

E che segnala alcune frasi in particolare: “Le solite accuse infondate o meglio fondate su delle affermazioni a dir poco fantasiose, tendenziose e diffamatorie”, “impianto diffamatorio, ingenuamente architettato, con una chiara intenzione di gettare discredito su qualcun’altro”, “da un uomo di legge come lei, questo ci lascia sgomenti, pensare che rappresenterebbe il 50% dei santacrocesi ci lascia senza parole”, “il massimo dell’inciviltà è il fatto di entrare a casa di una persona, scattare delle foto, farle pubblicare a suo insaputa, violazione di domicilio, wait and see (tradotto: aspetta e vedi)”, “non si può lasciare prosperare roba del genere”, “non capisco cosa vuole questo mezzo uomo”,”Bisogna porre fine all’azione di questi nemici della coesione sociale”, “questi sciacalli meritano solo di essere buttati nei più profondi abissi pieni di fango e dimenticati per sempre”.

“Queste – per Lambertucci – non sono frasi dei classici haters o leoni da tastiera. Gli autori sono i signori Oumar Dieng, Adama Gueye, Abdoul Ahad Penn nella loro qualità di rappresentanti dell’associazione Cossan Vettori il primo, della Diaspora senegalese per lo Sviluppo e la Solidarietà il secondo e già dell’Associazione Teranga il terzo i quali, a fronte di quella che è stata una mia legittima denuncia, hanno commentato le mie parole in maniera assolutamente inappropriata, diffamatoria e minacciosa”.

Lambertucci non comprende “la ragione che ha animato e anima il livore (per non dire il malcelato odio) paventato, nei miei riguardi, dai rappresentanti delle suindicate associazioni. Rappresentanti che, per coerenza rispetto alle finalità che le rispettive associazioni perseguono (la promozione del rispetto reciproco, la solidarietà tra i popoli e l’attenta ed ossequiosa osservanza delle leggi del paese ospitante), per le reazioni reiterate e scomposte, connotate da inusitata violenza verbale, delegittimati agli occhi dell’opinione pubblica, dovrebbero dimettersi dai rispettivi incarichi.

Peraltro, visto che questi signori hanno avuto e hanno tuttora, collaborazioni a vario titolo con l’amministrazione comunale di Santa Croce, sarebbe opportuno che il sindaco Giulia Deidda prendesse pubblicamente le distanze da un contegno così improntato all’intimidazione come quello tenuto dai suddetti rappresentanti, nei riguardi del sottoscritto consigliere comunale, per il solo fatto di aver contestato un’insana abitudine che si protrae ormai da troppo tempo e costituisce una grave piaga per il nostro paese, e riaffermasse che la critica non può mai essere violenta fino a spingersi a minacciare di morte o ad augurarsi l’annientamento fisico di coloro che non la pensano allo stesso modo.

E non può che suscitare sconcerto prendere atto della circostanza per cui chi ha la coscienza sporca reagisca con protervia rispetto ad un rilievo che chiunque, del tutto legittimamente, potrebbe fare; tanto più che, nel denunciare l’illecita abitudine di abbandonare l’immondizia in maniera inappropriata, mai è stato rivolto riferimento alcuno alla comunità senegalese”.

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