A casa ma in classe: la didattica mista per stare vicino ai ragazzi in isolamento

"Avevamo già previsto la presenza di un animatore digitale e ci siamo subito attivati per permettere ai ragazzi rimasti a casa di frequentare"

Non ci sono ragazzi positivi al coronavirus, ma alcuni tra gli alunni delle scuole dell’Istituto comprensivo di Castelfranco di Sotto sono dovuti rimanere a casa in quarantena per qualche giorno. Ad altri potrebbe succedere nei prossimi mesi e, dopo lunghe settimane di didattica a distanza, tra gli obiettivi del nuovo dirigente Sandro Sodini c’era quello di fare un anno in presenza, con tutti i protocolli necessari, in sicurezza, ma in presenza (qui).

Ecco allora che, con la collaborazione di tutti i docenti interessati e la determinazione dell’animatore digitale Martina Landi, le scuole dell’istituto comprensivo Leonardo Da Vinci stanno attuando una didattica mista, che consente ai ragazzi che per vari motivi non possono frequentare per un periodo limitato nel tempo, di essere in classe insieme ai propri compagni.

Non possono passarsi bigliettini o scambiarsi gomitate, ma il pc è lì, fronte alla lavagna, tra i banchi, con la possibilità di “alzare la mano” e intervenire proprio come se il ragazzo fosse lì. “La scuola – racconta il dirigente Sandro Sodini – sta affrontando l’eventualità di casi di autoisolamento o di quarantena dovuti al rientro da altri Paesi per esempio, ma anche legati a fragilità degli studenti. Avevamo già previsto la presenza di un animatore digitale e ci siamo subito attivati per permettere ai ragazzi che sono rimasti a casa di frequentare” quasi regolarmente. “La partecipazione quindi è aumentata. Ci vuole un po’ più di attenzione e la capacità di ascoltarsi essendo fisicamente in luoghi diversi, ma l’attenzione all’altro è sempre una buona lezione di educazione civica“.

Grazie a un Notebook fornito dal Ministero e con il sistema collaudato durante il lockdown, i ragazzi assistono alla lezione e vedono i compagni di classe. “Ci siamo attivati fin da subito: appena ci sono state le richieste siamo stati in grado di partire. L’animatrice Landi ha fatto formazione ai docenti che si sono messi subito in moto e hanno preparato le classi. Ora, al bisogno, dobbiamo solo predisporre un modulo e si può subito partire”.

Con un bel sollievo per le famiglie che, se anche non hanno adorato la didattica a distanza, “hanno accolto molto bene questo progetto perché risolve un problema serio e anche perché la richiesta era partita proprio da loro, per permettere ai ragazzi di seguire con serenità le lezioni. I docenti hanno anche fatto le prove in classe per trovare la giusta posizione della telecamera e del pc: non abbiamo grandi dotazioni, ma tanto impegno”. Con gli insegnanti che imparano per insegnare, ma questo chi fa il docente lo sa da sempre: ogni giorno che vado a istruire imparo qualcosa anche io.

“E’ bello ogni volta vedere i docenti che da una stanza all’altra fanno le prove: sono l’esempio di come possa essere anche divertente imparare una modalità diversa di insegnare, senza ansie e preoccupazioni” e anche con qualche risata. “Non è escluso che nei prossimi mesi si debba ricorrere alla didattica mista, magari no, ma nel caso noi siamo pronti persino al caso inverso: ragazzi in classe e docente in cattedra ma al pc“. Con l’idea, però, che si tratta di un momento, destinato a terminare in pochi giorni per uno studente, anche se poi si dovesse riattivare per un altro.

Al contrario della didattica a distanza, iniziata a tempo indeterminato e di fatto finita con l’anno scolastico, questa “è un momento, che ha un inizio e una fine. Per questo può essere vissuta come un’opportunità, perché momentanea. La Dad non è stata la miglior cosa in assoluto e neppure la peggiore, però ha permesso alla Scuola di andare avanti e garantire una continuità didattica. Alla fine, quindi, ha lasciato molte cose positive: per necessità, ma ha aumentato il desiderio anche a docenti e famiglie di intensificare i rapporti con la tecnologia”.

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