“Cavatori di serie A e B”, i tartufai vogliono uscire dal comune: “Non c’è covid nel bosco”

Lo ha già fatto il Piemonte, che pure è zona rossa

Quando sei nella macchia, non è così facile capire se il piede è in comune di San Miniato o di Palaia. E se, anche peggio, tu sei a San Miniato ma il cane sta bucando a Palaia? Si sono svegliati con il vanghetto appeso al chiodo gran parte dei tartufai delle colline samminiatesi che da oggi 11 novembre, con la Toscana area arancione, non possono uscire dal proprio comune. Possono arrangiarsi con qualche difficoltà, allora, quelli residenti nei comuni di San Miniato, Palaia e Montaione, ma per gli altri è tutto più difficile.

C’è anche da considerare, poi, che i tartufai “lavorano” per zone e magari nel proprio comune non sanno dove andare. Per oggi, via libera alla manciata di tartufai con partita Iva, quelli che lo fanno per professione, ma la richiesta inviata alla Regione Toscana dalle associazioni di tartufai della Toscana è di aprire anche agli altri.

Lo ha fatto il Piemonte, che pure è zona rossa, dove è possibile valicare i confini comunali in cerca di tartufo per chi ha partiva Iva e quindi svolge attività lavorativa certo, ma anche per chi ha pagato i circa 100 euro di F24 che servono per poter vendere i tartufi: queste, a un eventuale controllo, vanno esibite insieme al tesserino e all’autocertificazione per motivi di lavoro. In questo modo restano a casa “solo” gli hobbisti, quelli che lo cercano “per casa”, che sulla carta sono la stragrande maggioranza. Mobilità non consentita la notte, tra le 22 e le 5, quando comunque la raccolta non sarebbe permessa.

Con i ristoranti chiusi se non per l’asporto, almeno non si sentirà troppo la carenza di rifornimento (che potrebbe anche far alzare il prezzo). Il rischio, semmai, è che come troppo spesso abbiamo visto in questo tempo di pandemia, i “furbi” ingrassano dove gli onesti rispettano le regole.

“Non vogliamo che ci siano tartufai di serie A e di serie B – è l’appello del presidente dei Tartufai delle colline samminiatesi Renato Battini -, per questo ci serve che con urgenza la Regione ascolti le nostre richieste e metta mano a un provvedimento che ci consenta di superare i confini, perché così noi non sappiamo cosa fare. Tra l’altro, l’eventuale deroga non causerebbe alcun pericolo per la salute pubblica: il virus in bosco non c’è, il tartufaio va da solo” ed è geloso dei suoi posti tanto da non farsi notare neppure negli spostamenti, figuriamoci se può fermarsi a fare assembramenti. E a entrare in crisi, già provato dall’annullamento di fiere ed eventi, potrebbe essere anche il sistema tartufo, che da sempre si dimena tra vacatio legis per i cavatori e rigide regole per chi commercializza il prodotto.

In una stagione non partita benissimo, che chiude il 31 dicembre con le misure previste da Conte in vigore fino al 3. “Anche questo – sottolinea il presidente Battini – lo diciamo ormai da anni: il calendario della stagione andrebbe rivisto perché si apre quando di tartufo ce n’è poco e si chiude quando davanti ci sarebbe almeno un mese di raccolta”.

Off limits anche le tartufaie gestite dall’associazione, se non per i residenti nei comuni di San Miniato, Palaia, Castelfiorentino e Montaione dove queste si trovano. “L’associazione – spiega ancora il presidente – ha preso in gestione diverse tartufaie per tenerle pulite e renderle accessibili a tutti, ma ora ci sono cavatori che pagano la tessera e non possono usufruirne”.

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