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“Solo la pelle è meglio della pelle”, studio tedesco boccia le alternative “eco”

"I materiali alternativi non offrono le stesse prestazioni e alcuni di essi contengono in prevalenza componenti sintetici"

Non solo non garantirebbero le stesse prestazioni, ma non sarebbero neppure più ecologiche. Uno studio tedesco arriva a confortare la filiera della pelle su quanto da sempre sostiene: le alternative non sono pelle.

Lo studio è dell’istituto tedesco indipendente di ricerca Filk (Forschungsinstitut für Leder und Kunststoffbahnen) e sostiene che i materiali promossi come alternative ‘eco’ alla pelle, racconta Unic, “non possono dirsi tali. In altre parole: solo la pelle è meglio della pelle”. E, poi, spiega: “Cotance, la confederazione europea delle associazioni conciarie nazionali, ha messo a disposizione del Filk un serie di materiali, attualmente comunicati sui media come alternativi, sotto vari aspetti, alla pelle, con lo scopo di verificarne le proprietà tecniche. L’analisi è stata condotta realizzando test fisici e chimici standardizzati su 9 alternative di recente ingresso sul mercato, su di un materiale plastico e, come riferimento, anche sulla vera pelle.

Ne è nato il paper dal titolo Trend Alternatives for Leather che è giunto a una conclusione radicale: i materiali alternativi alla pelle di cui sono stati analizzati i campioni non esprimono (come affermano) tutte le caratteristiche prestazionali della pelle. E, particolare molto importante, alcuni di essi contengono in prevalenza componenti sintetici, il cui utilizzo porta dubbi sul piano ecologico e ambientale.

Secondo lo studio condotto da Filk, questi materiali di nuova generazione possono essere divisi in 3 gruppi: materiali con una base prevalentemente naturale, come MuSkin (derivato dai funghi), che non richiedono l’aggiunta di componenti plastici, quelli che che prevalentemente contengono componenti plastici, materiali realizzati esclusivamente di derivati plastici come Pvc o Pur. Un esempio molto significativo è quello di Desserto, materiale estremamente trending che imita la pelle partendo dalle fibre di cactus, ma che, alla luce dell’analisi di Filk, si è scoperto contenere al 65% poliuretano. Infatti, questo materiale risulta essere una miscela di materie prime naturali (fibre di cactyus, appunto) e plastica: tessuto portante in poliestere ricoperto con due strati di poliuretano.

La serie di test ha messo anche alla prova tutti i materiali in relazione alle caratteristiche tipiche della pelle: resistenza alla rottura e allo strappo, permeabilità al vapore acqueo, assorbimento del vapore acqueo. Il risultato, anche in questo caso, squarcia l’ipocrisia del marketing veg: nessuno dei sostituti testati può, infatti, essere veramente definito ‘alternativo’ alla pelle. In particolare, l’assorbimento del vapore acqueo e la relativa permeabilità hanno ottenuto punteggi significativamente inferiori alla pelle, che è risultata superiore anche nei test di durata (resistenza alla flessione e allo strappo). Il che, semplicemente, dimostra quanto sia storicamente reale il valore di durabilità della pelle.

Il risultato dello studio, dunque, dimostra come nessuna presunta alternativa alla pelle può rivendicare tutte le sue caratteristiche prestazionali con l’aggravante che, spesso, questi materiali spingono sulla leva del marketing ecologico, pur non essendo assolutamente green. E lo fanno non solo imitando la pelle nell’aspetto e nel tatto, ma anche utilizzandone la parola in modo fuorviante e del tutto non trasparente per il consumatore. Ecopelle o pelle di cactus, solo per citare due esempi, sono materiali che non hanno nulla a che fare con la pelle e che dovrebbero comunicarsi in base alle loro caratteristiche e non in modo antagonista rispetto a un materiale, la pelle, che rappresenta il più antico esempio di economia circolare della storia umana.

L’industria conciaria, infatti, recupera un immenso volume di scarti dell’industria alimentare e, attraverso un processo sottoposto da decenni a un costante e continuo upgrading green, lo trasforma in un materiale iconico di altissimo valore aggiunto. Un materiale, come dimostra lo studio Filk, inimitabile”.

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