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L’indagine Keu in consiglio a Castelfranco. Toti: “Non si può fare finta di niente, nessuno chiuda gli occhi di fronte alle mafie”

Ghiribelli e Rossi: "Deidda si dimetta". Trassinelli: "Questo è il fallimento del sistema politico di centrosinsitra nel territorio"

Dopo che il sindaco Giulia Deidda, durante il consiglio comunale di Santa Croce sull’Arno, del 29 aprile ha spiegato di non poter parlare dei fatti emersi nell’indagine Keu della Dda, non essendo ancora terminati accertamenti della magistratura inquirente, che la vedono destinataria di un avviso di garanzia, c’è un altro consigli comunale, l’unico del Valdarno che invece ha cercato di affrontare l’argomento a cominciare dal futuro del territorio, dopo i fatti emersi dell’indagine che ha messo in evidenza un sistema illecito nella gestione dei rifiuti del processo conciario, oltre a una serie di atteggiamenti presumibilmente scorrette da parte di alcuni esponenti politici e di alcuni imprenditori al vertice del sistema, oltre che relazioni con soggetti presumibilmente vicini al clan afferenti all ‘ndrangheta

Il consiglio comunale di Castelfranco di Sotto, che amministra un territorio economicamente e storicamente legato a Santa Croce sull’Arno, su proposta del sindaco Gabriele Toti a fine seduta ha avviato una discussione sulla vicenda.
Ciascun capogruppo ha espresso il proprio pensiero.

L’intervento del sindaco Toti è risultato abbastanza accorato, anche se pacato nei modi e nei toni, dopo aver ribadito la sua posizione garantista nei confronti degli attori della vicenda ha detto: “L’inchiesta ha scosso in maniera profonda tutto il Valdarno Inferiore. E ancora oggi, a 2 settimane dalla disposizione delle ordinanze di custodia cautelare (e le notifiche degli avvisi di garanzia ad altri soggetti ndr), l’onda d’urto della questione non si è placata. Come ha ricordato l’assessora regionale all’Ambiente Monia Monni, ‘La Toscana non è la terra del malaffare e della mafia, non è la Terra dei Fuochi, non è un territorio su cui non c’è controllo e dove tutto è lecito’. Nessuno vuol chiudere gli occhi di fronte al rischio di infiltrazione delle realtà criminali nel nostro tessuto produttivo.
Credo che il dibattito sulla legalità dovrebbe essere allargato a tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di minoranza, insieme a tutto il tessuto sociale ed economico del Valdarno. Abbiamo il dovere e la responsabilità di far fronte comune contro le infiltrazioni mafiose e di risanare, ove sarà necessario, le attività che non hanno operato in modo corretto.

“Non lasciamo che questa inchiesta sia il buco nero che mette in dubbio l’integrità di un intero settore industriale, e fa calare un’ombra sul ruolo politico degli amministratori. Facciamo che sia un’opportunità di rivedere alcuni metodi, allarghiamo la rete di conversazione politica, operiamo nella più limpida trasparenze e nella più partecipativa condivisione. Solo così sarà riabilitata l’immagine pubblica della nostra terra”.

“Mentre prosegue il percorso giudiziario, noi soggetti pubblici e le forze politiche dobbiamo riprendere a progettare il nostro futuro anche per il Valdarno. Fissare nuovi obiettivi chiari, assumendo come temi basilari la tutela della salute, la legalità, l’innovazione e lo sviluppo economico che deve essere sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale”.

“Sono fermamente convinto che il fenomeno delle infiltrazioni malavitose sia un tema prioritario, da affrontare con il massimo dell’attenzione, da non sottovalutare mai, operando al massimo delle proprie possibilità per respingere ogni tentativo di permeare il tessuto produttivo locale”.
È necessario creare una rete capace di monitorare ciò che avviene sul territorio. L’azione di vigilanza, alla quale partecipiamo come istituzioni, assume ancora più importanza in un momento storico in cui la crisi pandemica rischia di rendere alcune aziende ancora più esposte al fenomeno delle infiltrazioni. Questa azione può essere efficace solo se partecipano tutti gli attori della filiera, compresi quindi tutti i soggetti associativi del territorio”.
“Come sindaco di Castelfranco, comune del Valdarno, il mio pensiero va ai tanti imprenditori e ai lavoratori che in queste ore vedono messe a rischio le proprie attività, dopo gli sforzi e i sacrifici fatti per operare nel rispetto delle norme. Sono preoccupato per la tutela dei posti di lavoro, già in pericolo a causa del forte calo degli ordinativi dovuti alla crisi economica conseguente l’emergenza sanitaria globale”.

Il rispetto della salute e dell’ambiente sono precondizioni basilari per la crescita e lo sviluppo economico, fattori che devono necessariamente andare di pari passo. Non è possibile che gli interessi economici sovrastino la tutela ambientale.
Il nostro Comprensorio questo lo sa bene, lo ha dimostrato con lunghi anni di attenzione e investimenti mirati al miglioramento dei processi industriali, con la costruzione di impianti di depurazione all’avanguardia a livello internazionale. Tutti gli sforzi fatti finora in direzione della sostenibilità non devono essere considerati vani o, ancora peggio, cancellati dall’ombra di questa inchiesta giudiziaria.
I sospetti e i dubbi sollevati dall’indagine in corso non devono smantellare un sistema circolare, costruito in decenni di attenzione all’ecosostenibilità.
Questo, sia chiaro, non significa per me far finta di niente. Dobbiamo necessariamente apportare profondi cambiamenti al sistema di gestione dei rifiuti. Qualsiasi sarà l’esito del percorso processuale, dovremo intervenire con un’opera di totale trasparenza delle attività di smaltimento e riutilizzo dei materiali derivanti dalla lavorazione conciaria”.

Anche i capigruppo di minoranza sono intervenuti sulla questione in particolare Aurora Rossi del gruppo misto ha spiegato nel suo intervento, che pur rimanendo garantista anche lei nei confronti della persone coinvolte dall’indagine non si può fare finta di nulla: “Dal punto di vista ambientale – ha detto Rossi – se possibile, gli sversamenti di rifiuti tossici nel canale Usciana mi preoccupano più del Keu sotterrato sotto la strada regionale. L’Usciana storicamente è sempre stata oggetto di fenomeni di inquinamento, di moria dei pesci e veramente se possibile lo trovo ancora più grave per il territorio e per l’ambiente in generale. Dal punto di vista giudiziario, fermo restando il mio atteggiamento garantista, noto che il tenore della intercettazioni rese pubbliche, non depone a favore di Giulia Deidda verso la quale va la mia solidarietà umana, ma ciò non toglie che secondo me si dovrebbe dimettere”.

Anche Monica Ghiribelli, capogruppo Centro Destra per Castelfranco è intervenuta e pur ribadendo, quella che ormai sembra essere diventata una formula liturgica anche se dovuta per chiunque faccia politica, che un cittadino è da ritenersi innocente fino all’ultimo grado di giudizio, ha sottolineato alcuni problema. “La mia prima preoccupazione – ha detto Ghiribelli va al lavoro e all’occupazione e sopratutto all’onorabilità del nostro territorio. Chi amministra in primo luogo dovrebbe tutelare colui che è amministrato, ancora prima che se stesso. Quello che preoccupa è che chi oggi dovrebbe difendere il Comprensorio si trova in una posizione di conflitto. Sì è vero, si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma dico anche chi sbaglia paga e chi non sbaglia non deve pagare e non può essere trascinato sul fondo da chi potrebbe avere sbagliato. Oltre ad un discorso politico, qui c’è anche in discorso etico, Deidda non è in condizione di tutelare e difendere a pieno il territorio”.

“La questione delle infiltrazioni mafiose – ha aggiunto Ghiribelli – Non c’è cosa peggiore che avvicinare il nome di un territorio alla mafia. Noi non ce lo meritiamo. Questo rischia di darci il colpo di grazia. Noi dobbiamo tutelare bene questo settore, noi si parla di 6mila addetti, ma poi c’è tutto l’indotto. Qui chi va dal parrucchiere lo paga perché lavora nel settore conciario.
Quindi io chiedo alla politica di fare un esame di coscienza, un esame di opportunità e di distinguere quella che è l’opportunità politica da quella che l’opportuntà di difendere il territorio. Noi non siamo abituati a fare i conti con le organizzazioni criminali di tipo mafioso. Anche le opposizioni devono essere coinvolte nei tavoli che si occupano di legalità, perché il problema riguarda tutti. Noi vogliamo contribuire a cacciare le mafie dal territorio”.

A chiudere il giro di interventi è stato il capogruppo del Movimento 5 Stelle Luca Trassinelli. L’esponente dell’ M5s, dopo avere ribadito che il sindaco Toti e consiglio comunale di Castelfranco di Sotto sono stati l’unico soggetto istituzionale ad affrontare il problema in tutto il comprensorio del Cuoio in una seduta pubblica, ha poi sottolineato che il contenuto dell’intervento di Toti è risultato assolutamente retorico e di circostanza oltre che tardivo. “In generale – ha detto Trassinelli – credo che la vicenda Keu, al di la dei risvolti giudiziari, rappresenti il fallimento della politica del territorio, e quindi della politica di centrosinistra visto che da decenni ad amministrare sono gli esponenti del centrosinistra. Mi sarei aspettato delle scuse quanto meno. In questa vicenda di malaffare, pur ritenendo che a giudicare deve essere la magistratura, le dichiarazioni uscite sulle stampa da parte della persone coinvolte sono assolutamente intollerabili. Credo che le responsabilità politiche in questa vicenda siano fortemente più gravi di quelle penali”.

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