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Oltre mille posti di lavoro a rischio, il Distretto cerca ammortizzatori sociali

Riduzione degli addetti per l'industria, rischio chiusura per i più piccoli. Mainardi: "Se entra in crisi l'occupazione, frana l'economia del territorio"

Sono mesi che i sindacati lo ipotizzano e, a questo punto ormai sembra certo: a breve, con l’imminente sblocco dei licenziamenti, il distretto industriale del Cuoio dovrà affrontare la questione occupazionale innescata dall’impatto del covid sui mercati e forse, ma questo è ancora da capire bene, anche per il danno di immagine causato dell’inchiesta Keu.

Dal tavolo di distretto riunito questa mattina venerdì 4 giugno infatti, una cosa certa è uscita: il comitato d’area dovrà andare in Regione e chiedere ammortizzatori sociali da affiancare a quelli nazionali per chi perderà il lavoro. La prima data che fa paura è quella del 30 giugno, quando salterà il primo sblocco dei licenziamenti, quello per l’industria. La seconda linea sarà quella del 30 ottobre quando anche le aziende “più piccole” potranno licenziare.

“Al momento – spiega il segretario provinciale della Cgil, Mauro Fuso con Loris Mainardi al tavolo per il sindacato – è difficile fare una stima esatta dei posti di lavoro a rischio anche perché il ciclo produttivo delle aziende è flessibile e a breve termine, in questo momento anche a causa della situazione determinata dal covid. Certo è che è indispensabile aprire un tavolo con la Regione e attivare tutti gli ammortizzatori sociali possibili. Non è difficile ipotizzare che i posti di lavoro a rischio possano oscillare tra mille e 2mila nella peggiore delle ipotesi”.

Un’ipotesi, quella di Fuso, che però sembra purtroppo trovare conferma in quanto emerso in via ufficiale dal tavolo di distretto, dove non si è fatto mistero che molte concerie, calzaturifici e ditte di conto terzisti, ma anche aziende di servizi e operatori del commercio legate al settore, stanno subendo una contrazione degli ordinativi dovuta alla situazione economica nazionale e soprattutto internazionale.
Se per le aziende più grandi è facile immaginare una riduzione della necessità di manodopera, per una parte delle ditte che lavorano in conto terzi e per i calzaturieri il rischio è quello della chiusura definitiva.

Al momento, dal tavolo di questa mattina coordinato dal sindaco di San Miniato Simone Giglioli, le parti si sono lasciate con l’impegno degli imprenditori a fare una rapida ricognizione sulla situazione tra le aziende e provare a mettere nero su bianco un po’ di numeri sulla contrazione occupazione che a breve ci si potrebbe trovare a gestire, numeri che in realtà sono persone, posti di lavoro, reddito, famiglie, sostentamento.

“La situazione è controversa – spiega Loris Mainardi segretario della Filctem Cgil Pisa – fare una stima dei posti di lavoro a rischio risulta complicato, ma noi da mesi parliamo di un possibile impatto occupazionale della vicenda covid intorno al 20-25 per cento degli addetti, che poi tradotto sono tra mille e 2mila posti di lavoro, come accennato dal segretario provinciale. Per questo il principale mandato che è uscito dal tavolo di questa mattina è di chiedere immediatamente un incontro tra una delegazione del Comitato d’area del Distretto e la Regione Toscana, in particolare con gli assessori Leonardo Marras e Assandra Nardini, per discutere di ammortizzatori sociali e formazione professionale”.

“Al momento – continua Mainardi – infatti è anche difficile stimare l’impatto sull’economia generale del territorio di una possibile flessione occupazionale dal 30 giugno. Non possiamo sottovalutare il problema anche perché questo è un distretto monoproduttivo e se entra in crisi l’occupazione del settore conciario, entra in crisi l’intera economia del territorio. L’onda della crisi non si ferma sulla porta della concerie e delle aziende dell’indotto, ma alla fine arriva anche a toccare il commercio locale e i servizi: è un intero sistema che rischia di franare”.

“Ora non è che al 30 giugno, nell’arco di 24 ore, avremo migliaia di disoccupati: si parla di una valutazione complessiva e da diluire nei mesi, ma con cui fare i conti cercando di sostenere i lavoratori con gli ammortizzatori e l’economia dell’intero territorio. Sicuramente avremo delle sorprese in positivo e in negativo, certo è che ora è indispensabile uscire quanto meno dalle possibili criticità create dell’inchiesta Keu e cercare di dare nuovo impulso a tutto l’indotto, valorizzando quello che negli anni è stato fatto anche sul fronte ambientale e dell’ecosostenibilità della produzione”.

Dal tavolo infatti è emerso anche che se da un lato, c’è la necessità di sostenere immediatamente coloro che potrebbero perdere il posto di lavoro, in una visione di medio raggio è altrettanto necessario pensare ad una loro possibile ricollocazione sul mercato, attraverso un percorso formativo che possa favorire la ricerca di nuove opportunità professionali.
Di tutto questo il principale interlocutore dovrà essere, senza dubbio, la Regione. Principale ma non unico, visto che anche il Governo, in previsione dei provvedimenti che scaturiranno dal Decreto Sostegni bis, dovrà essere al corrente delle principali problematiche che stanno emergendo in settori strategici del Made in Italy come quelle della concia e della calzatura.

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