Il borgo che vorrei 3.0, Santa Maria a Monte è green

Santa Maria a Monte si tinge di verde e lancia il Borgo che vorrei green: la terza fase del progetto per rilanciare il centro storico. Una serie di bandi e iniziative che saranno presentati al pubblico il 9 novembre alle 17,30 nel palazzo comunale. Questa volta, però, per “borgo” non si intende solo il centro, ma tutto il territorio: i bandi, laddove possibile, saranno estesi anche alle periferie. Dalle passeggiate all’aperto agli eco-compattatori, dai fontanelli nelle scuole alle luci a led per l’illuminazione pubblica, fino all’arte e alla promozione della filiera corta.

Nato nel 2016 per recuperare fondi sfitti nel centro storico, il progetto Il borgo che vorrei arriva al terzo atto. Da allora hanno aperto circa 20 attività che riempiono i locali, altrimenti vuoti, del centro. C’è un certo tasso di ricambio delle attività perché quelle che hanno chiuso prima dei 3 anni previsti dal bando, vengono sostituite da altre che usufruiscono delle stesse agevolazioni sull’affitto. Il secondo step c’era stato a febbraio del 2018 dedicato all’arte e al decoro. In questa seconda fase erano compresi i bandi che permettevano ai cittadini di adottare una pianta o di risistemare le facciate dei palazzi usufruendo del baratto amministrativo, uno strumento giuridico che prevede delle detrazioni fiscali in cambio di servizi. Nella sua terza edizione Il borgo che vorrei si tinge di verde e diventa un Borgo green: i bandi già in essere si rinnovano, ma ne vengono aggiunti anche di nuovi. È ormai prassi per la giunta santamariammontese intraprendere progetti complessi e impegnativi, che richiedono uno sforzo congiunto.
“Questa terza fase – ha detto Ilaria Parrella, sindaco di Santa Maria a Monte – è dedicata all’ambiente, al green, al benessere e alla salute. Ci saranno da una parte progetti elaborati dal comune, dall’altra bandi con la partecipazione di scuole, cittadini, imprese, commercianti e associazioni. Questo progetto riguarderà tutti gli uffici e tutti gli assessorati in modo trasversale”.
Uno dei versanti su cui insiste il borgo green è, appunto, l’ambiente. “Saranno installati – ha spiegato Elisabetta Maccanti, assessore all’ambiente – due eco-compattatori vicino ai fontanelli e uno nelle scuole Carducci, grazie al progetto Eco-compattiamoci. Inoltre, è prevista anche la distribuzione di borracce agli studenti e l’installazione di un fontanello vicino ai plessi scolastici. Oltre a questa collaborazione con le scuole ci sarà anche un efficientamento dell’illuminazione pubblica con l’installazione di luci a led, prevista con il progetto L’efficienza e la sostenibilità green”. Quelle che in altri comuni del comprensorio del cuoio sono state presentate come iniziative spot, separate le une dalle altre, a Santa Maria a Monte sono diventate un progetto organico. Un progetto composito, frutto di una precisa linea politica che da tempo viene portata avanti. E dietro ad ogni nome assegnato ai singoli bandi, stanno degli interventi sul territorio.
“Iniziative come il porta a porta e il controllo sul territorio, il progetto rifiuti zero – continua Maccanti – ci hanno permesso di arrivare a livelli di differenziata intorno all’80 per cento. Con questo passo, in sintonia con la direttiva europea che proibisce l’uso della plastica non riciclabile entro il 2021, noi stiamo continuando con quello che è il nostro indirizzo politico già da tempo”.
Oltre a quelli citati ci sono anche altri bandi come Adotta una pianta, Il borgo fiorito, Adotta e baratta, ma per conoscere meglio il contenuto di ciascuno, bisognerà aspettare al 9 novembre. Nel frattempo, sono già partiti i percorsi della Chiocciola, con il progetto Salute in movimento, per socializzare e spingere le fasce più sedentarie della popolazione a fare attività fisica.
“Il borgo sarà ancora più importante – secondo Manuela Del Grande, vicesindaco con delega alla valorizzazione dei centri storici – grazie ad Arte in Smam e Green school. Nelle mense scolastiche abbiamo già tolto l’uso di stoviglie in plastica e introdotto materiale riciclabile, non tanto perché la direttiva europea lo impone, ma perché l’amministrazione precorre i tempi. Per lo stesso motivo abbiamo aderito al progetto Acqua buona. È attivo anche il progetto Pensa globale, mangia locale, che promuove la filiera corta e valorizza i prodotti del territorio. È una scelta non semplice per l’amministrazione, perché questi sono investimenti che hanno un costo”. Ed è proprio per conoscere i costi che bisogna aspettare al 9 novembre, quando verranno pubblicati i bandi e si conosceranno gli impegni di spesa che servono per promuovere questi progetti. (g.z)

 

 

 

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