“Il Tuttocuoio mi ha dato tanto, ma anche una grande sensazione di solitudine”, il giorno dopo del presidente Dolfi

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“Il Tuttocuoio è stata un’avventura che mi ha dato e regalato tanto, ma che mi ha portato anche una grande sensazione di solitudine”. I verbi di Andrea Dolfi sono declinati al passato: nella sua voce c’è tutta l’amarezza di chi sente di essere arrivato alla fine di una corsa. La voce di chi sa di aver fatto il possibile, ma anche la certezza di non essere stato aiutato per continuare a correre. Il risveglio all’indomani della retrocessione sul campo non ha scalfito di un niente la tristezza e la delusione del presidente neroverde (qui Tuttocuoio, Dolfi contro procuratori e alcuni giocatori, sul futuro “E’ ancora presto”).

Il finale di partita di ieri a Prato, del resto, non è che l’ultima pagina di un copione iniziato già alcuni mesi fa, in un sommarsi di situazioni e concause che ha portato all’epilogo più triste. “Tra una decina di giorni dirò tutto e risponderò ad ogni domanda” dice subito Dolfi, annunciando un incontro pubblico aperto a tutti che dovrebbe svolgersi nella mattinata di sabato 10 giugno, probabilmente al campo sportivo Leporaia. In quell’occasione ci sarà anche l’ex presidente neroazzurro Carlo Battini, deciso a togliersi alcuni sassolini dalle scarpe. Di fronte a tifosi e giornalisti, però, difficilmente Dolfi rilancerà il progetto Tuttocuoio. L’ipotesi ripescaggio non passa neanche per la testa del presidente neroverde: “E come faccio? – dice – Per il ripescaggio ci vogliono 320mila euro a fondo perduto”. La parola “serie D”, del resto, non sembra proprio essere uno dei temi sul tavolo, come non interessano al presidente le promesse degli amministratori locali per ospitare le partite del prossimo campionato al Leporaia: “Quella è solo politica – esclama Dolfi -. Io sono amico del sindaco, ma la politica ha bisogno di cercare voti, e quindi non è possibile investire solo su Ponte a Egola”.
Nell’incontro che Dolfi terrà tra una decina di giorni, si parlerà piuttosto dei problemi emersi nell’ultimo mese e mezzo, che a detta del presidente neroverde hanno inciso in maniera determinante sui risultati della squadra: si parlerà quindi di alcuni giocatori e di alcuni procuratori, di personaggi che avrebbero lavorato “per danneggiare il Tuttocuoio” (come dichiarato poche settimane fa dal ds Aringhieri), ma la sensazione è che sul tavolo degli imputati finiranno anche i pontaegolesi, a cominciare soprattutto dagli imprenditori. “Avevo tanti amici a Ponte a Egola – prosegue Dolfi – invece adesso giro per il paese e mi senso solo. E tutto per problemi di gelosie e di soldi: solo cinque concerie mi hanno aiutato, mentre altri hanno preferito ritirarsi quando hanno visto che io potevo arrivare dove loro non potevano. E la frase che senti ripetere in paese è sempre la stessa: ‘che ci interessa del Tuttocuoio, dicono, tanto c’è lui che ci mette i soldi’. Ed è questa la cosa che mi è dispiaciuta di più. Sono orgoglioso di aver fatto conoscere un paese di 6mila abitanti in tutta Italia, rendendo famoso il nome del Tuttocuoio che rappresenta Ponte a Egola e tutto il distretto, ma allo stesso tempo questo mi ha portato anche tanta solitudine”.
Per dare un’idea di quanto possa costare sostenere una squadra come il Tuttocuoio, Dolfi prova anche a snocciolare qualche numero: “Ogni anno spendiamo 100mila euro solo per i pasti dei ragazzi – dice -, altri 87mila per andare a giocare a a Pontedera, e ancora 132mila euro l’anno solo di pullman. Inevitabile, a questi punti, chiedersi se il presidente Dolfi non consideri ormai chiusa la sua avventura alla guida del Tuttocuoio: “Ci sto pensando – confessa – ma dirò tutto nell’incontro che farò a giugno. Adesso ho bisogno di risolvere alcune questioni personali, dopodiché dirò tutto e risponderò ad ogni curiosità. Che fine farà il Tuttocuoio senza Dolfi? Questa è una domanda da fare ai pontaegolesi”.

 

Giacomo Pelfer

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