Prato-Tuttocuoio: risultati combinati per i magistrati

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Le ultime due partite giocate nella stagione calcistica di Lega Pro appena conclusa tra Prato e Tuttocuoio, quelle dei playout giocate il 22 e il 28 maggio scorsi, che si chiusero entrambe con un pareggio 0-0 e 2-2, potrebbero essere state combinate a tavolino, almeno nei risultati.

A dirlo è la procura della repubblica di Prato nell’ambito di un’inchiesta che sta facendo tremare in modo trasversale il mondo del calcio dai dilettanti fino alla serie A, dove sono emerse varie responsabilità per Paolo Toccafondi, attuale presidente e amministratore delegato della società laniera. Per il Tuttocuoio al momento non sono stati richeisti provvedimenti al gip dalla procura nei confronti di nessun esponente della compagine societaria, ma presto nell’indagine potrebbero essereci sviluppi che non necessariamente dovrebbe andare a colpire la società neroverde. Si tratta di un filone dell’inchiesta della procura di Prato dove all’attuale Ad del prato vengono contestati anche altri reati.
Il materiale documentale raccolto dalla procura di Prato è già stato richiesto anche dalla procura federale che a questo punto aprirà una sua indagine: dal punto di vita del codice penale la frode sportiva è un reato che viene punico al massimo con tre anni di reclusione, ma è grave anche la rilevanza dal punto di vista dell’ordinamento sportivo.
Nel filone di indagine sulle presunte combine si parla di 11 partite dal risultato sospetto e le indagini si sono estese anche ai dilettanti in particolare ci sono 24 persone coinvolte secondo la procura per i match del campionato di Eccellenza. Nelle ultime ore gli uomini della mobile di Prato hanno eseguito, in merito alle presunte combine tra i dilettanti varie perquisizioni anche a carico di un arbitro.
Un filone di inchiesta quello delle combine che scaturisce dalle indagini su altri reati in particolare quello legato a baby calciatori che venivano fatti arrivare dall’Africa. Questa indagine più ampia e più grave che rappresenta i il filone principale battuto dagli investigatori della procura il Tuttocuoio sarebbe completamente estraneo.
Secondo gli inquirenti i bambini venivano fatti arrivare dall’Africa per poi farli giocare e infine trarne un profitto al momento in cui venivano venduto ad altre società di calcio. In questa inchiesta principale sono coinvolti il presidente del Prato Toccafondi, il presidente della Sestese Filippo Giusti e una donna ivoriana che avrebbe dichiarato il falso spacciandosi per la madre di un bambino di 13 anni che recentemente era stato al centro di una trattativa tra il Prato e la Fiorentina che lo voleva acquistare. La società Viola sarebbe solo parte lesa nella vicenda. Al momento la donna ivoriana è in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria. In generale i reati ipotizzati dalla procura della repubblica sono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falsità materiale.
L’allora Ds Tuttocuoio Aringhieri
In merito alla vicenda ha così commentato il direttore sportivo Umberto Aringhieri: “Aspettiamo gli accertamenti e vediamo che cosa viene messo agli atti. Vedremo se davvero il Prato è colpevole d’illecito, in quel caso il Prato verrebbe retrocesso all’ultimo posto della classifica e il Tuttocuoio salirebbe al quart’ultimo posto e di conseguenza sarebbe salvo. Per ora sono delle supposizioni, aspettiamo i capi d’accusa”.
Quel 28 maggio 2017, avete riscontrato delle anomalie? “Dipende con quale occhio le osservi. Se ragioni in buona fede le situazioni che possono capitare nel confronto di una gara potrebbero essere dovute allo sviluppo della stessa. Se invece vedi le cose in malafede, allora pensi che le situazioni accadano perché devono andare in una certa maniera. L’unica anomalia certa fu che la mattina della gara mi informò un caro amico che la gara Prato-Tuttocuoio era stata tolta dalle quota scommesse. La cosa mi stupì: in fondo la gara d’andata si era conclusa per 2-2. Feci presente il tutto all’amministratore delegato Daniele Donati che telefonò subito al presidente della Lega Pro Gabriele Gravina il quale lo tranquillizzò dicendo che non c’era nulla su cui sospettare”.

 

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