Cipolli, addio alla Cuoiopelli: “Ci lascio il cuore”

Un fulmine a ciel sereno? Ma prima che la saetta si scarichi occorre che il cielo si sia annuvolato. Non occorre essere meteorologi per capire il fenomeno. Ma questo sillogismo serve per cercare di approfondire la decisione di Andrea Cipolli, che ufficializza il suo divorzio dalla Cuoiopelli.

“Da parte mia c’è una mancanza di stimoli di motivazioni”, esordisce
Ma lei era stato confermato, quindi…
“All’improvviso è saltato fuori che ci sarà una ristrutturazione societaria. Dopo che a chiare lettere mi era stato detto che sarei stato l’allenatore della Cuoio per il terzo anno consecutivo”.
Non ci vede chiaro?
“Non so cosa accadrà in società, non voglio essere un ostacolo, non voglio e mi riguardano poco le dinamiche future. Può darsi che chi subentra voglia affidare la squadra ad un altro allenatore. C’è da vedere cosa salterà fuori”.
E’ scettico insomma
“Non è una situazione ad oggi chiara. Io a Santa Croce ci lascio il cuore, sono 8 anni che alleno e 5 li ho trascorsi alla Cuoiopelli. In futuro vedremo, nel calcio non si può mai dire”.
Se confrontiamo questa stagione con la precedente, nella quale eravate in questi giorni alla vigilia della finale di Colle Val d’Elsa con il Grosseto, i 365 giorni trascorsi sembrano un’eternità.
“Sono stati due percorsi diversi. Due campionati distinti. La squadra di quest’anno era maggiormente attrezzata di quella dello scorso anno, ma le motivazioni e l’entusiasmo sono state figlie di una delusione grossa. Io parlo a nome mio, sono il responsabile della gestione tecnica, ma la cosa essenziale è stata la tendenza al negativo. Anche se sei il Real Madrid se mancano queste cose non vai da nessuna parte”.
Con il senno di poi, per una squadra che aveva perso un campionato ai rigori con 68 punti ed essersi imbattuta nella Torres ai playoff, forse non era il caso di prendere una strada diversa?
“La fase nazionale è finita a giugno, inoltrato, alternative non ce n’erano. Questa per me è stata la soluzione più logica. Poi c’era stato detto che la domanda di ripescaggio in serie D sarebbe stata fatta e solo l’ultimo giorno abbiamo scoperto che non era stata formalizzata”.
Classe e Cannara sono state ripescate e in graduatoria gli umbri avrebbero avuto con molta probabilità un punteggio inferiore a voi.
“È stata un annata semianonima per u’ ottima squadra che sulla carta era superiore a quella dello scorso anno”.
A creare più scoramento, può aver influito il cammino da protagonista del Fucecchio?
“No. La rivalità rimane però faccio i complimenti a Lazzeri, Del Gronchio e Cenci per il campionato che hanno fatto e faccio loro i migliori in bocca al lupo per la corsa alla serie D. Mi ripeto a me non ha creato disagio, se a qualcuno tra i dirigenti ha creato malumori questo non lo so”.
Lo scorso anno non eravate accreditati al successo finale, quest’anno vi contendevate lo scettro con Grosseto e Fucecchio.
“I maremmani erano extra categoria, il Fucecchio ha chiuso con 66 punti. Ho letto su questo quotidiano on line che la Cuoiopelli è stata la delusione del campionato. Non sono d’accordo, siamo stati al di sotto ma non si è trattato di un disastro. Non siamo stati a livello delle prime due ma abbiamo fatto parte del gruppettino che inseguiva. Ci sono mancati quei 5 o 6 punti in casa che ci avrebbero portato a giocare i playoff. Le vere delusioni sono quelle che retrocedono, quando retrocedi vuol dire che il tuo campionato è stato mediocre. Ma definire la Cuoio la delusione lo reputo eccessivo. Abbiamo chiuso al sesto posto, il nostro è stato un campionato al di sotto delle aspettative, questo sì”.
Da uomo libero come si comporta Andrea Cipolli.
“Vado a vedere partite, ritrovo persone amici, addetti ai lavori, domenica ci sono playoff e playout in serie D e in Eccellenza. Sono 3 giorni che ho maturato questa decisione ad oggi nessuno mi ha contattato, è una cosa prematura”.
La società come ha reagito a questo fulmine…
“Tra i dirigenti mi ha chiamato Claudio Pagni e una volta Arcangelo Ceglia. È stata una telefonata proforma, ma per il resto ho percepito superficialità e lontananza”.

 

Andrea Signorini

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