Tuttocuoio, il mago di Barga crede nell’impresa: “Lavorare a testa bassa”

Fabrizio Tazzioli al timone della squadra per la salvezza

Ognuno ha il suo Ethan Hunt, l’agente delle imprese impossibili. Il Tom Cruise del Tuttocuoio è Fabrizio Tazzioli, arriva a Ponte a Egola per compiere la sua missione impossibile.
“Magari facessi come lui”.

Pausa dopo una risata e poi prosegue.
“Bisogna crederci nel calcio si può cambiare il corso anche se i margini d’errore sono ridottissimi”

Che cosa ci vuole?
“Avere personalità, occorre fare un saltino, alzando il livello di intensità, di gioco e di carattere. Così facendo puoi trasformare le sconfitte in pareggio e i pareggi in vittorie”.

Il lavoro non manca.
“Dobbiamo lavorare su molte cose. Ci sono ragazzi come Visibelli, Wagner, Speziale arrivati da poco che devono recuperare la condizione, visto che nelle squadre di provenienza da dove arrivano la tenuta fisica l’avevano persa”.

Con tutte queste componenti da raddrizzare, cosa l’ha smossa ad accettare la sfida?
“Perché ho voglia di calcio. L’impresa avrebbe del clamoroso, per me sarebbe un biglietto da visita in più. Il coefficiente è di enorme difficoltà, dobbiamo avere la voglia di lottare. È un enorme stimolo abbiamo la possibilità di rimanere nella storia di questa società. Un impresa difficile ma non impossibile”.

Sotto l’albero di natale neroverde è spuntato il regalo Tazzioli. Come si è materializzata la cosa.
“Sono stato contattato dalla presidente Paola Coia il 23 e il 24 dicembre. Ho chiesto un paio di giorni per riflettere e il giorno di Santo Stefano ho accettato la chiamata”.

Perché ha preso tempo?
“Volevo documentarmi. Avevo visto giocare il Tuttocuoio a settembre ad Agliana e la squadra rispetto ad ora è stata molto cambiata. Ho visionato le ultime tre gare. Ponte a Egola la ritengo una piazza importante. Sono un uomo di calcio e per certi versi mi è rimasta nel cuore”.

Si spieghi meglio.
“Mi riferisco al loro campionato vinto in serie D nella stagione 2012-13 in un girone dove c’erano Spal, Lucchese, Pro Piacenza, Pistoiese. Con la mia Massese sono stato l’antagonista. Logisticamente pur facendo 70 chilometri ogni giorno, la reputo una distanza accettabile per fare calcio vicino al proprio habitat. Ho trovato una presidente, Paola Coia, delusa, amareggiata per la situazione di classifica ma fortemente determinata a centrare la salvezza”.

In questi primissimi giorni a quale sistema di gioco si sta ispirando?
“Sto lavorando ad uno in particolare ma non è il momento di svelarlo. Altrimenti diamo dei vantaggio al nostro prossimo avversario, il Pomezia, e francamente non mi sembra il caso. Poi in ogni gara ci sono delle varianti in base alle caratteristiche. Ma noi dobbiamo stare attenti al coriandolo”.

Che cosa esige dalla squadra.
“Lavorare a testa bassa. Ci aspettano 17 finali nelle quali mi ripeto abbiamo margini d’errore ridottissimi. Partendo da un mese di gennaio che ci dirà molto”.

Lo spogliatoio ha il morale sotto i tacchi.
“Devo curare anche questi aspetto. La testa, il lavoro di gruppo, società e ambiente dobbiamo essere tutti compatti. Non per nulla mi chiamano il mago di Barga”.

A Poggibonsi fece l’impresa, a Livorno portò alla salvezza la nave amaranto. A Carrara e San Marino il tentativo fallì. Due anni fa a Castelnuovo con i garfagnini compi la missione salvezza in Eccellenza. Il ritorno in questa categoria dopo 10 anni va scongiurato, sarebbe il modo peggiore per chiudere il miglior periodo storico in casa neroverde. Mission-impossible per Fabrizio da Barga. Ne ha collezionate tante di imprese, questa è davvero tosta.

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