Marco Masi, mister dopo la quarantena: “Ripartire? La vedo difficile”

Il tecnico è stato in quarantena dopo il 'caso Pianese': "Abbiamo rischiato di passare da untori"

Il calcio italiano ha conosciuto il Covid 19 giovedì 27 febbraio quando è stata accertata la positività di un calciatore della Pianese. È quasi trascorso un mese da quel giorno, abbiamo cercato di ricostruire il momento difficile con il tecnico degli amiatini, il pisano Marco Masi.

“Siamo stati i primi a dover convivere con questa positività. Il caso ha voluto che toccasse a noi ma poteva toccare a chiunque. Tutto è nato da un controllo più approfondito, la positività era già presente”

A quel punto una società come agisce?
“Eravamo il primo caso nazionale, rischiavamo di passare per untori. Nei nostro confronti ci potevano essere delle discriminazioni”.

A livello sanitario come ci comporta?
“Tutto è successo in maniera repentina. Ogni componente della rosa si trovava a casa dopo la trasferta ad Alessandria con la Juventus Under 23. Ognuno nelle proprie abitazioni ha iniziato il periodo di quarantena. Il messo comunale ti notifica l’obbligo di rimanere in casa, vieni contattato dall’Asl. Due volte al giorno devi misurarti la febbre una la mattina alle 10 e una il pomeriggio intorno alle 17. Dall’azienda sanitaria, quando vieni contattato telefonicamente, alla quale devi riferire la temperatura corporea, ti chiedono anche quali sono i sintomi che accusi. Questa è la prassi da seguire per 15 giorni. Quali sono i passaggi successivi per fortuna non li ho vissuti”.

Nel nucleo familiare bisogna vivere da separati in casa?
“Purtroppo a queste disposizioni ha dovuto attenersi anche mia moglie. Anche lei per 15 giorni ha dovuto sospendere l’attività lavorativa. In casa devi vivere ad un metro di distanza, usare le stoviglie diverse, devi dormire in stanze separate. Prendere tutta una serie di precauzioni”.

Si è isolato da tutto, ma con la squadra ha mantenuto i contatti?
“Quotidianamente, tutti volevamo sapere come si evolveva la situazione”.

Se tutto va bene come c si deve comportare?
“Sempre con la massima cautela. Io mi sono recato di persona all’Asl il giorno dopo che il mio periodo di quarantena ha avuto fine”.

Quindi si torna alla normalità.
“Personalmente è l’unica occasione in cui ho lasciato l’abitazione. Il giorno dopo il governo ha emanato il decreto di stare tutti a casa. Siamo di fronte ad un cataclisma”

Dal primo decreto ne sono arrivati altri due, sempre più restrittivi per circoscrivere l’epidemia. La prossima data da tenere in considerazione è il 3 aprile.
“Per cosa? I tempi si allungheranno. Con questi giri di vite che ci sta dando il governo, pensare di poterci tornare ad allenare la vedo difficile. È come se fosse venuta la guerra. Ripartire la vedo difficile”.

Si riferisce all’intero panorama calcistico, a solo alla Lega Pro, il mondo di cui lei fa parte?
“I massimi livelli fanno parte di un mondo a parte, dove ci sono tutta una serie di interessi. Io mi baso sulla Lega Pro. Qui chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Ripartiamo il prossimo anno nella maniera più logica, con le squadre nella categoria dove si trovavano quando è scoppiata la pandemia”.

Perché manca il tempo materiale per chiudere l’annata?
“Ripartiamo a luglio con la stagione 2020-21 con un margine di tranquillità”.

Per avere la certezza che il virus è debellato?
“Mettiamo il caso che torniamo ad allenarci dopo il 3 aprile o quando sarà. Torni ad allenarti e a un tuo componente viene la febbre, il panico torna di nuovo. Oppure peggio ancora risulta positivo. Inizia nuovamente il periodo di quarantena per tutta la squadra. E da questa situazione non se ne esce più. In serie A le squadre hanno uno staff di 70 persone, in Ssrie C ce ne sono 30. Come puoi pensare che il 3 aprile si possa mettere tutto in moto. In uno spogliatoio ci sono 25 persone che tornano a vivere a contatto. Devi far smuovere i giocatori che ora si trovano nelle loro residenze. Noi come squadra a Piancastagnaio alloggiavamo in albergo. Verranno riaperti? Sono propensi ad accogliere nuovamente 15 persone? I morti purtroppo continuano a crescere, lo vedo un azzardo”.

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