Massimiliano Alvini, mister fucecchiese a un passo dal sogno serie B con il Reggio Audace: “Non siamo qui per caso”

Domani la finale con il Bari. Il tecnico non è nuovo a miracoli: fu l'artefice del sogno Tuttocuoio

È carico è pronto all’ultima fatica. Con la storia e per la storia. Massimiliano Alvini da Fucecchio è lì ad un passo dalla gloria. Domani sera nella sua casa, il Mapei Stadium Città del Tricolore, contenderà al Bari la promozione in serie B.

Mister, è già un grande risultato
“Sicuramente è storico. È stato un bellissimo viaggio. Abbiamo meritato di arrivare in finale. Non siamo qui per caso, ci siamo arrivati attraverso il gioco, le idee, l’organizzazione proponendo sempre un bel calcio”.

Quante analogie ci sono con il suo Tuttocuoio.
“Tante, anche quella squadra non era un caso che si trovasse lì. Molte componenti sono le stesse, il gruppo, la società, lo staff. All’Albinoleffe non è stata la stessa cosa perché vivevi in un ambiente più chiuso. Come al Tuttocuoio ho avuto la fortuna di allenare un gruppo di ragazzi che prima di tutto sono uomini e poi grandi giocatori con una grossa società alle spalle. La Reggio Audace è come il Pisa, si allena a prescindere dalla categoria”.

E al Mapei siete imbattuti.
“È stato un campionato memorabile, siamo stati la miglior seconda del campionato e ora affrontiamo una squadra che da tutti sanno dove può arrivare. Ora vorremo mettere la ciliegina sulla torta. Vogliamo regalare una gioia ad una città che ha avuto dovuto fronteggiare il coronavirus ci sono stati più problemi qui che a Piacenza. Una città che si è immedesimata con questa squadra”.

Alvini con lei c’è Matteo Serrotti, anche lui un ex Tuttocuoio.
“Un giocatore che io ho voluto fortemente. Era a Siena lo abbiamo preso l’ultimo giorno di mercato a gennaio. Peccato che per il lockdown ha potuto giocare solo tre partite”.

A proposito come avete vissuto questa fase
“È stato un momento difficile per tutti gli esseri umani. Come tutti ci siamo adeguati in questa fase ho potuto avvalermi del prezioso aiuto di Giovanni Bonocore, castelfranchese doc che in passato si è preso cura di Alessandro Del Piero. Lui si è occupato della forza fisica della squadra è un mio caro amico. Aveva lavorato con me a Signa e a Quarrata”.

Voi e lo stesso Bari volevate continuare a giocare.
“E siamo le due squadre che si giocano l’ultimo posto per la serie B. Come le altre attività sono tornate a lavorare, lo dovevamo fare anche noi. Ci sono le restrizioni, ci sono distanziamenti da rispettare, questa è la nostra professione, dovevamo farlo anche noi, così come è tornata a giocare la serie A e la serie B attenendosi a determinati protocolli. Questo è il nostro lavoro. Anche noi potevamo finire la stagione come le due serie maggiori”.

Chi è la rivelazione della sua Reggiana.
“E’ facile da dirsi. Augustus Kargbo, un ragazzo che arriva dal Crotone dove non aveva mai giocato. Io lo avevo visionato ed è arrivato da noi”.

Qui ha trovato come direttore sportivo Doriano Tosi, uno che sulla via Emilia ha scritto pagine di storia.
“Uno che ha vinto in tutte la categorie partendo dalla Terza. Parma, Sampdoria, Torino, Padova con il Modena il doppio salto dalla serie C alla A, è l’artefice della favola del Brescello. Non lo conoscevo mi ha voluto lui. La scorsa estate ero arrivato per vincere la serie D siamo stati ripescati e ora ci giochiamo un sogno”.

Nel 2014 nel girone B di Seconda Divisione si affrontarono il Tuttocuoio di Alvini e il Teramo di Vincenzo Vivarini, 2-2 in Abruzzo e successo conciario a Santa Croce per 2-0 a Santa Croce sull’Arno il 26 gennaio. Quello fu il vostro biglietto da visita. Ora la sfida si gioca su altre sponde con piazze importanti. Cosa le mette paura dei galletti?
“Non temo nulla. Loro hanno fatto grossi investimenti. Metteranno sul campo la loro forza fisica individuale ci sono giocatori come Costa e Antenucci ai quali basta la singola giocata per spostare gli equilibri”.

E Alvini come risponde?
“Con la nostra organizzazione di gioco e con le nostre idee”.

Idealmente mercoledì sera a Fucecchio e a Ponte a Egola tutti indosseranno la maglia granata.
“Sono fucecchiese. Sono un tifoso, anzi un ultras. Andavo a vedere il Fucecchio quando avevo sette anni è la squadra del mio cuore. Il Tuttocuoio è stato la mia favola. Negli stadi d’Italia a fine gara mi viene ricordato: lei, Alvini, era l’allenatore di quella favola. Sono stato 10 anni a Ponte a Eegola abbia raggiunto traguardi impensabili. Abbiamo centrato successi che apparivano immaginabili. Tutti insieme”.

Reggio sogna.
“Mi sembra di rivivere la cavalcata del Pisa di Gattuso in serie B. La Reggiana non milita in questo campionato da 21 anni, viene da tre fallimenti. Nel frattempo il Parma è risorto ed è tornato in serie A. Non è facile contenere l’entusiasmo, per le strade ci sono le bandiere appese alle finestra, sui davanzali è come quando l’Italia gioca ai mondiali”.

Anche lei deve gestire le emozioni.
“Fatte le dovute proporzioni anche a Ponte a Egola abbiamo vissuto questo clima. La finale di Coppa Italia vinta a Roma nel 2010 con la Capriatese, l’attesa per le gare decisive giocate a Santa Croce prima con l’Aversa Normanna e la finalissima con l’Arzanese”.

Quando lei vinse il campionato di serie D con il Tuttocuoio, i tifosi vennero a prendervi al’uscita della superstrada a San Miniato. Ora il popolo granata vi scorta fino allo stadio.
“Ce la metteremo tutta”.

Fucecchio era il paese di una grande firma giornalistica come Indro Montanelli, ha tenuto alto l’onore con il siepista Alessandro Lambruschini, campione d’Europa a Helsinki ’94, medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Atlanta nel ’96 e ai Mondiali di Stoccarda nel ’93.

Nella ristretta cerchia dei cittadini eccellenti ora è entrato anche lui. Qualcuno lo definì un cameriere. Le sue squadre le ha sempre servite in guanti bianchi.

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