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Etrusca in 8 a Imola. Stefanelli: “Una trasferta che non rispetta l’etica sportiva”

La società ha provato a chiedere un rinvio ma non è stato possibile

La dirigenza Etrusca affida alle parole di Andrea Stefanelli un commento riguardo la forzata ripresa del campionato dell’Etrusca, che ripartirà oggi (18 aprile) con il gruppo ridotto a sole otto giocatori arruolabili, che probabilmente non potranno tutti prendere parte alla gara.

“L’Etrusca, in questo momento – spiega -, sta viaggiando verso Imola, per rendere onore alla partita di campionato, anche se per buonsenso e per lealtà sportiva non si doveva giocare. Questa è la posizione ufficiale della società Etrusca dopo aver provato tramite tutti i canali consentiti, tramite gli organi preposti e le società interessate, di spostare le gare a date da destinarsi, per garantire un regolare svolgimento del campionato e una vera disputa sul campo. Questo non è stato possibile per un ferreo e ottuso richiamo al protocollo, nell’assoluta mancanza di rispetto dei valori di lealtà ed etica sportiva, con la squadra che sarà costretta ad affrontare le prossime due gare in condizioni non dignitose, con solo otto giocatori a referto, di cui alcuni in condizioni estremamente precarie, rischiando così di mettere ulteriormente a rischio la salute degli stessi per il resto della stagione. Tutto ciò va contro i valori che vogliamo insegnare ai nostri giovani, come abbiamo sempre fatto in 70 anni di storia, principi basilari di lealtà sportiva e tutela della persona, che la Federazione Italiana Pallacanestro ribadisce in modo chiaro nel Codice Etico, che tutte le società si impegnano a rispettare. A inizio stagione l’Etrusca si è impegnata ad aiutare le società in difficoltà colpite da Covid-19, spostando le gare quando c’è stato bisogno, nel rispetto della salute dei nostri tesserati e di quella dei nostri avversari, perchè abbiamo sentito il dovere morale di farlo e perchè questo è quello che la nostra cultura sportiva ci ha insegnato da sempre”.

“Non abbiamo cercato sotterfugi – spiega – nella notte per non andare a giocare a Imola perché non rientra nella nostra cultura. La nostra è una battaglia di lealtà ed etica sportiva, che pagheremo probabilmente con il risultato sul campo, ma ci permette di trasmettere ancora una volta un insegnamento quotidiano ai nostri ragazzi: i risultati sportivi si ottengono con il lavoro, con il sudore, con la costanza e con la perseveranza, senza mai cercare scorciatoie per arrivare al risultato, perché questo tipo di vittorie non ci interessano, perché sono vittorie che fanno male allo sport e al basket”.

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