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Commisso, un’altra occasione perduta per Firenze

Il fututo non sembra incerto

di MARCELLO MANCINI

Rocco Commisso è l’ennesima occasione persa per Firenze. Troppo presa a vivere di ricordi, di orgoglio non sempre giustificato, e anche di invidie. La morte del presidente della Fiorentina apre voragini di rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. Nell’estate del 2019 Commisso fu accolto da un entusiasmo esagerato (<Un americano a liberare Firenze>) insieme alla diffidenza propria dei fiorentini. Esagerato perché i tifosi morivano dalla voglia di cacciare i precedenti proprietari della squadra di calcio, cioè la famiglia Della Valle, e Commisso rappresentava la possibilità di un futuro luminoso e trionfale. Infatti lo portarono letteralmente in trionfo. Ma i fiorentini sono anche diffidenti verso chi si presenta carico di soldi e di gloria, e dopo poco tempo cominciano a porsi domande maliziose figlie, appunto, dell’invidia. Una volta, proprio i Della Valle (che sono marchigiani) definirono il popolo di Firenze <un popolo di rosiconi>  Sono passati quasi sette anni. Commisso è riuscito a costruire un’opera straordinaria come il Viola park, centro sportivo all’avanguardia nel comune di Bagno a Ripoli, ma non è riuscito a creare una squadra vincente e soprattutto non gli hanno permesso di realizzare uno stadio importante, al posto del vecchio <Franchi>. Per Commisso fu infelice la frase pronunciata appena arrivato a Firenze – <I soldi non sono un problema> – perché i tifosi, dopo le vacche magre dell’ultimo periodo dei Della Valle, tradussero le parole con la volontà di allestire subito una squadra da scudetto. Non era così, anche perché il nuovo proprietario della Fiorentina non conosceva il mondo del calcio italiano e si scontrò subito con il muro degli interessi delle solite grandi società, Juventus in primis, che non avrebbero permesso all’ultimo arrivato di sedersi alla tavola per mangiare accanto ai migliori.  Ma soprattutto Commisso entrò in conflitto con il sistema Italia. E con il sistema Firenze, dove non gli consentirono di investire come avrebbe voluto. Lo slogan <fast, fast, fast>, cioè: facciamo le cose in fretta, cozzò con la burocrazia e l’esercito del No, che per decenni hanno tagliato le gambe, su svariati fronti, allo sviluppo della città. Un destino che conosciamo fin troppo bene. La domanda ricorrente dei diffidenti era: che cosa nasconde tutta questa fretta? Sospettavano l’intenzione di ottenere corsie preferenziali tese ad aggirare permessi urbanistici e quant’altro. In realtà il <fast> nascondeva solo le abitudini e i tempi che Commisso aveva conosciuto negli Stati Uniti, così diversi e così normali rispetto alle infinite lungaggini italiane.  E dunque anche il tycoon italo-americano è rimasto prigioniero del partito del <non fare> (fra le vittime illustri, pensate al potenziamento dell’aeroporto). Gli sembrava un atteggiamento incomprensibile. Ragionava: <Vengo con i miei soldi, vi chiedo di spenderli per voi, e voi me lo impedite, nel nome di cavilli, divieti incrociati, denunce da parte di un tardo ambientalismo, barricate politiche>.  E’ andata così. In fondo è finita come andò a finire con la famiglia Della Valle, che acquistò la Fiorentina dal fallimento, all’alba degli anni Duemila, e avrebbe voluto creare un tutt’uno con Firenze.  Ma Firenze non concede a tutti gli <estranei> il privilegio di entrare nel proprio prezioso salotto. Vede speculazioni dappertutto, fuorché fra chi vuole costruire alberghi: per questo tipo di investitori, la strada è sempre spianata. Anche a costo di ignorare prescrizioni urbanistiche, come si è visto di recente. E così la povera Firenze si è giocata anche quest’altra opportunità. Commisso ha commesso degli errori, certo. Dovuti all’ingenuità e un po’ alla presunzione con cui ha trattato i suoi collaboratori (con la Fiorentina). E anche alla sorpresa nel trovare quel muro di diffidenza che non si aspettava (nell’ambito edilizio e urbanistico). Ma va apprezzato per la sua generosità. Per la Fiorentina ha speso. Tanto. I soldi glieli hanno spesi male, questo sì.  Il futuro? Non credo sia incerto. La mia impressione è che la Fiorentina sia stata già ceduta. Per questo c’è un nuovo direttore sportivo che dà tutta l’idea di rendere conto a un nuovo proprietario. I tifosi viola lo sperano. Per il resto, dovremo aspettare la prossima occasione.