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Operazione Golden Wood, sequestrati beni per milioni di euro

Gli uomini della Finanza di Prato hanno concluso la fase due dell'operazione

Nuovo passo avanti per gli inquirenti nell’operazione Golden Wood, che tra gennaio e febbraio scorso aveva portato le Fiamme gialle di Prato, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, a fare varie perquisizioni in aziende della provincia di Pisa.

In prima battuta, 12 persone era finite in manette in via cautelare e 120 perquisizioni quasi tutte in Toscana. Con tale operazione gli uomini della guardia di finanza avevano sgominato un sodalizio criminale legato al mandamento di Brancaccio e finalizzato al riciclaggio e auto riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Oggi, dopo che il tribunale del riesame ha rigettato le attenuazioni delle misure cautelari richieste dagli arrestati, gli uomini della Finanza di Prato hanno concluso la fase due dell’operazione che ha portato all’applicazione di nuove misure cautelari e vari sequestri, tra cui 9 immobili, compresa una lussuosa villa nella riviera romagnola, una villetta sulla costa palermitana, due appartamenti sulla riviera ligure di Ponente con pertinenti box, un immobile di Prato ove ha sede un bar e due terreni agricoli nel palermitano.

Tra i beni sottoposti a sequestro ci sono anche 8 auto veicoli, alcuni dei quali di grossa cilindrata e un motoveicolo 22 rapporti finanziari, tra cui conti correnti, polizze vita, buoni postali e fondi comuni d’investimento, per un controvalore pari a circa 1 milione 2 di euro e denaro contante per oltre 200mila euro a carico di 4 imprese operanti nel settore del commercio all’ingrosso di imballaggi.

Agli arrestati e agli ulteriori indagati, in totale 60, era stata contestata – a vario titolo – l’associazione per delinquere, con l’aggravante consistente nell’agevolazione dell’attività di un’organizzazione mafiosa, finalizzata alla commissione dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona.

Il gruppo criminale, per immettere nel circuito economico denaro di provenienza illecita, ha creato e gestito – direttamente e tramite una serie di prestanome – una galassia di 33 imprese operanti nel settore del commercio di pallets, con sedi in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio.

Sfruttando questi soggetti economici, solo in parte reali ed effettivamente attivi, è stato posto in essere un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo pari ad oltre 50 milioni di euro.

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