“Chiamo la forza pubblica”: consiglio sospeso a Fucecchio

Pilastri e Porciani: "Ogni pretesto è buono per limitare le prerogative democratiche della minoranza". Spinelli: "Si è sentita intimorita. Atteggiamenti autoritari"

Le grida fuori dalla finestra hanno accompagnato quasi tutto il consiglio comunale di Fucecchio ieri sera 30 luglio. A un certo punto, l’intervento del capogruppo Alberto Cafaro si è interrotto e lui ha sottolineato: “Lasciamo gridare i bambini”.

Dopo le comunicazioni, il presidente del consiglio comunale Marco Padovani passa a un altro punto all’ordine del giorno, il presidente dà la parola all’assessore Fabio Gargani, ribadendo che “questo rumore mi dà un po’ noia”. E poi “chiedo a tutti di parlare un po’ più alto perché effettivamente dà noia”. Poi Pilastri dice qualcosa, Irene Pagliaro si alza verso la finestra, il presidente Padovani invita all’ordine e chiede di fare silenzio. Pilastri racconta di aver detto “Siediti”, lei ha compreso “chetati” e urla “Non ci si rivolge così a una donna”. “E a un uomo? – chiede lui – Come ci si rivolge?”. Bastano pochi secondi: lei prende il telefono e annuncia “chiamo la forza pubblica”, mentre il presidente annuncia “Sospendo il consiglio” e convoca i capi gruppo mentre Pagliaro si allontana. Poi rientra, in sala del consiglio ci sono praticamente soltanto loro e il battibecco continua.

Qualche minuto dopo i carabinieri arrivano davvero, mentre il Consiglio riprende e il presidente invita a mantenere le discussioni nei limiti.

La Lega

“Non bastano le interpretazioni soggettive del regolamento comunale finalizzate a delegittimare l’opposizione – hanno sottolineato i consiglieri Gianmarco Porciani e Leonardo Pilastri -. Non bastano le continue provocazioni della maggioranza. Adesso si pretende persino l’intervento pretestuoso dei carabinieri. E’ evidente che, quando certa parte politica non ha argomenti di confutazione delle ragioni avversarie, ricorre a simili incommendevoli quanto inqualificabili strumenti di pressione nei confronti dei propri contraddittori”.

“È inaudito – per Pilastri -, scandaloso e pericoloso. Infatti, da un ‘normale’ scambio di idee tra consiglieri, sorto a causa del mio manifestato disappunto per gli insopportabili schiamazzi che provenivano dalla pubblica via (che disturbavano il regolare svolgimento del Consiglio, che in quel momento si stava svolgendo a finestre aperte), improvvisamente la consigliera Pd Irene Pagliaro, dopo essersi alzata in piedi, criticava apertamente le mie rimostranze accusandomi persino di pretesi ‘attacchi sessisti’ (ormai di moda tra il gentil sesso dei consiglieri del Pd) solo perché l’avevo invitata a sedersi e a calmarsi. Non paga di ciò contattava telefonicamente i carabinieri riferendo loro che ‘era stata aggredita da un consigliere durante il consiglio’. Per tale motivo, la seduta nel frattempo è stata persino sospesa dal presidente in attesa dei militari, che giunti nel palazzo comunale, hanno preso le generalità di entrambi. Dopo pochi minuti però, la seduta è ripresa regolarmente.

L’evento è palesemente grave non tanto in sé (come detto, una normale accesa discussione senza che fossero proferite ingiurie o minacce all’indirizzo di chicchessia) ma per la richiesta dell’intervento della forza pubblica da parte di un singolo consigliere, per giunta a causa di futili motivi, durante l’adunanza consiliare, senza la preventiva autorizzazione del Presidente, che, lo ricordo, ai termini del regolamento, è l’unico a cui spetta una siffatta prerogativa. L’atmosfera nel consiglio comunale di Fucecchio è diventata pesante e, ormai, ogni pretesto e ogni atteggiamento sono buoni per limitare le prerogative democratiche dei consiglieri di minoranza. Adesso, taluni consiglieri invocano addirittura l’intervento dei carabinieri, come evidente strumento di pressione”.

Si chiedono, allora, i consiglieri: “Quale sarà il prossimo pretesto dei consiglieri Pd per inficiare le funzioni istituzionali inerenti l’espletamento del mandato dei consiglieri di minoranza?”.

Il sindaco

“Credo – commenta il sindaco Alessio Spinelli – che questa legislatura e questo consiglio rappresentino un’eccezione piuttosto clamorosa. A Fucecchio non si era mai assistito a cose simili, con la forza pubblica costretta a intervenire su richiesta di una consigliera comunale intimidita da un collega della parte avversa. Eppure nelle passate legislature c’erano stati anche dibattiti molto accesi ma mai si era arrivati ad un livello simile.

Il confronto politico, anche aspro, era sempre rimasto nei binari della correttezza istituzionale. A tal punto che alcuni anni fa decidemmo di rinunciare alla presenza della polizia municipale in aula visto che era del tutto superflua. Semmai in passato ricordo l’intervento particolarmente acceso di qualche cittadino, ma non certo invettive personali da parte di consiglieri. Oggi però ci confrontiamo con un’opposizione completamente diversa: la Lega-Salvini ha eletto rappresentanti, anche nel nostro consiglio comunale, che interpretano la battaglia politica con modi autoritari, con atteggiamenti che a mio avviso poco hanno a che vedere con la correttezza istituzionale e con l’educazione. Non è la prima volta da quando è stata eletto questo consiglio un anno fa che questi modi di fare irrompono nella nostra assemblea cittadina: già ad ottobre del 2019 i gruppi del Partito Democratico e di Orgoglio Fucecchiese espressero la propria solidarietà alla consigliera Fabrizia Morelli del Movimento 5 Stelle, anche lei attaccata con frasi sprezzanti dal consigliere Pilastri.

Mi auguro che, su invito di tutti gli altri gruppi consiliari di opposizione e anche dei consiglieri della stessa forza politica che si sono confrontati sempre in maniera decisa ma corretta, si possa mettere fine a questi atteggiamenti autoritari. Intanto esprimo solidarietà e vicinanza da parte mia e dell’amministrazione alla consigliera Pagliaro. La politica dovrebbe essere l’ambito nel quale ognuno si sente libero di esprimere la propria opinione senza condizionamenti, quando questo viene a mancare si mette a grave rischio la cornice di libertà e democrazia all’interno della quale si muovono le istituzioni”.

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